Paolo Malpeli: #Breaking2, diario di bordo

Pubblichiamo volentieri una bella testimonianza di Paolo Malpeli, Human Tecar Specialist, che a distanza di qualche tempo ci racconta come ha vissuto l’esperienza di Nike Breaking2:

Sono passate sei settimane dall’alba di quel sabato: ennesima sveglia alle tre del mattino, colazione alle quattro, in pista alle cinque e tre quarti. La tabella di marcia durava da una settimana, una delle settimane più emozionanti della mia carriera sinora (trent’anni!) nel mondo dello sport e della fisioterapia. Quando dico “in pista”, nel caso mio e dei miei colleghi terapeuti, intendo in piena attività… Gli atleti Nike cui abbiamo dato supporto in quei lunghi, bellissimi giorni, però, in pista lo erano davvero, la mattina del 6 maggio 2017: quella dell’Autodromo di Monza. (E vi confesso che dal paddock, veder sfrecciare un nugolo di atleti al massimo della loro perfezione, come fossero le più sofisticate fra le automobili di Formula1, fa davvero un certo effetto.)

Era lì che avrebbe avuto luogo la sfida al muro delle due ore in maratona da parte di Eliud Kipchoge, Zersenay Tadese e Lelisa Desisa, supportati da trenta pacemaker del calibro di Bernard Kipchirchir Lagat… Oltre che dalla metodologia Human Tecar, messa in campo da una squadra affiatata e collaborativa.

Quest’ultima è stata una delle tante ragioni che hanno reso Breaking2 a Monza una prova preziosa, un’occasione di crescita professionale e umana – al di là del risultato, impensabile sino al giorno prima: 2:00:25. (Pur mancando le due ore di un soffio, si è abbattuto il record mondiale di ben 2 minuti e 32 secondi, quando gli scettici avevano profetizzato un massimo di 30 secondi.)

Crescita professionale e personale, dicevo, grazie ad un gioco di squadra, fra noi fisioterapisti, con Mario Scerri e il Professor Tranquilli, che ha fatto onore a quello degli atleti. Un po’ come l’atletica e il ciclismo sono discipline che incarnano lo sport puro, dove i più danno tutti se stessi per far vincere uno solo, così ho potuto vedere, in tutti gli Human Tecar Specialist presenti, una concentrazione e compartecipazione davvero splendide: si è pianificato il lavoro ogni giorno in funzione della prova; si parlava assieme, si stabiliva una strategia di lavoro di avvicinamento, confrontandoci l’uno con l’altro giorno per giorno, ora per ora – e non era facile, se pensate che si faceva una media di 40 trattamenti al giorno, applicando l’intera gamma di tecnologie, tecniche e prodotti Human Tecar, e molti atleti, entusiasti dei risultati, si facevano trattare più volte al giorno.

In particolare, uno degli atleti, a inizio settimana, temeva di non riuscire a correre: aveva in corso un’infiammazione e provava forti dolori. È venuto all’hospitality Human Tecar tre volte al giorno, poi due volte al giorno, sino alla gara – il dolore è scomparso ed è riuscito a correre.  Quel 6 maggio, c’erano tutti.

Quanto il nostro lavoro abbia contribuito al successo della prova, non sono in grado di misurarlo. Se dovessi basarmi sulla gratitudine degli atleti Nike, sulla richiesta di trattamenti, sui miglioramenti continui di chi aveva tensioni, contratture o fatica muscolare… Dovrei dire con buona certezza, che l’impatto dei trattamenti Human Tecar è stato notevole.

Quanto all’impatto di tutta questa nostra bella esperienza monzese e internazionale, lascerà una traccia a lungo, in ognuno di noi.

PAOLO MALPELI

Human Tecar Specialist

 

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