Ras al-Khaimah, Girl Power e Human Tecar

La chiamano familiarmente “RAK Half”, la mezza maratona di Ras al-Khaimah – che letta all’americana, fa quasi rima. E senz’altro fa record. Dalla sua prima edizione, nel 2007, alla più recente, l’undicesima, del 10 febbraio 2017, questa gara su strada del circuito IAAF ha visto polverizzarsi diversi record del mondo. L’ultimo – femminile – proprio lo scorso venerdì, ad opera di una ventitreenne keniota supportata da Human Tecar: Peres Jepchirchir, con uno strepitoso 65 minuti e 6 secondi (ovvero 1:05:06) – tanto più incredibile visto che la giovane è reduce da una pesante polmonite durata due mesi, alla fine dello scorso anno.

C’è di più: a una manciata di secondi dalla Jepchirchir, ha tagliato il traguardo chi è stata suo mito e ispirazione agl’inizi di carriera: la conterranea Peres Jepchirchir, che di anni ne ha ben trentacinque ed è mamma di due bambinianch’essa seguita dalla metodologia di Human Tecar, da sempre. Nonostante Keitany abbia interrotto gli allenamenti un anno intero a ogni gravidanza, è riuscita non soltanto a salire sul primo gradino del podio di Ras al-Khaimah per tre volte (stabilendovi un record del mondo nel 2011, quando già era mamma), ma a vincere le ultime tre Maratone di New York e a collezionare ben quindici ori in carriera… Per non parlare del tempo di questo secondo posto, 1:05:13 – il migliore mai avutosi per un argento e un nuovo personal best per la veterana keniota.

Una grande soddisfazione per il loro manager Gianni Demadonna, per Adidas – sponsor sensibile e impegnato a dare ai propri atleti il massimo appoggio – e beninteso, per Mario Scerri, Fondatore Human Tecar, che da anni va sostenendo il ruolo cruciale del supporto fisioterapico di Human Tecar nel preparare gli atleti, sotto pressione per le gare ravvicinate, e nell’affiancarli prima e dopo ogni allenamento. “Possiamo ormai dire con certezza che tutto il lavoro svolto con atlete come Keitany e Jepchirchir, assieme al Professor Tranquilli, davvero fa la differenza”, sorride Scerri.

(E ci racconta che poco lontano dalle sabbie dorate e sole perenne di Ras al-Khaimah, appena fuori la capitale, si trova la montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti, Jebel Jais, meta dei turisti più avventurosi. Non ci stupirebbe più di tanto che le nostre fantastiche Peres e Mary ci facessero una capatina, fra una gara e l’altra, un giorno; ben preparate da qualche settimana di pedane propriocettive Human Tecar Mat…)

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