Il lungo brivido di Breaking2

18 maggio, 2017 - Categoria: Eventi Sport

Anche per chi, come noi, ha dietro le spalle ventun anni di grandi eventi sportivi, di atleti leggendari e traguardi raggiunti, esistono gare, progetti, giornate più speciali di altri. Giorni in cui senti di aver contribuito a scrivere una pagina di storia. È il caso dell’assistenza che abbiamo fornito, nel corso della prima settimana di maggio, a Nike e a tre fuoriclasse della maratona: Eliud Kipchoge, Zersenay Tadese e Lelisa Desisa – assistenza non di un solo giorno ma di una settimana, la prima di maggio. A dire il vero, il nostro supporto a questi campioni è durato e dura molto di più, poiché la metodologia di Human Tecar corre al loro fianco per tutto l’anno, integrando il loro programma d’allenamento, massimizzando le loro condizioni psicofisiche, assicurandone il pieno recupero fra una gara e l’altra.

Quella del 6 maggio 2017 a Monza, poi, non è stata una gara qualsiasi, bensì una sfida senza precedenti: Breaking2, “the quest to break the two-hour marathon barrier”, ovvero la volontà di infrangere il ‘muro’ delle 2 ore nella maratona. Quest non significa soltanto, banalmente, “tentativo”. È molto di più: è una parola dagli echi antichi, che sa di eroi e di miti. D’altronde, qualche giornalista ha parlato di una sorta di “ricerca del vello d’oro” dei nostri tempi; e per chi preferisce Tom Cruise a Giasone, di “missione impossibile”.

Impossibile quanto fu, a suo tempo, correre un miglio in meno di quattro minuti. Eppure anche quel muro fu infranto, il 6 maggio 1954 a Oxford, da Roger Bannister. La verità è che ogni muro infranto è una porta aperta per il futuro, una massiccia dose di fiducia nel potenziale umano.

Dietro a Breaking2 stanno anni di ricerche e una squadra di scienziati, medici dello sport, fisiologi, ingegneri biomeccanici, product innovator (quelli che hanno sviluppato il modello ad-hoc, Nike Zoom Vaporfly 4%), persino luminari nel settore dell’environmental science, in grado di stabilire l’influenza dei fattori ambientali sulla performance sportiva; tanto che l’Autodromo di Monza è stato scelto come sede della prova dopo un’attenta valutazione di altitudine, temperatura, pressione del vapore acqueo, superficie del circuito, condizioni meteo ecc.

Quanto alla data, la scelta è caduta sul 6 maggio, chiaramente, per la sua valenza simbolica: sessantatré anni dopo il primo sub-4 mile, sarebbe stato bellissimo avere la prima sub-2 marathon.

Sarebbe stato: sabato, 6 maggio 2017, Eliud Kipchoge ha migliorato il record mondiale di 2 minuti e 32 secondi, finendo i 17 giri e mezzo del circuito monzese in 2:00:25, seguito da Zersenay Tadese in 2:06:51 e Lelisa Desisa in 2:14:10. Siamo a soli ventisei secondi dall’infrangere il muro delle due ore.

L’appuntamento con la storia è rimandato per un battito d’ali; così vicino che possiamo quasi toccarlo, sentiamo scorrere l’adrenalina come all’alba di sabato. L’impossibile è a un soffio da noi, purché ci si continui a impegnare con ogni mezzo, ognuno nel proprio settore. Chi nel produrre scarpe che rendano il maratoneta più performante del 4%; chi nell’applicare una metodologia di trattamento che ne porti la prestazione oltre il 100%. Oltre ogni limite, muro o paura.

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