Prendi la maratona più major che esista al mondo: oltre 50.300 runner, sostenuti da 2 milioni di spettatori in loco e molte altre migliaia, virtuali, in ogni continente, appassionatissimi di maratona e ancor più appassionati della città-icona che la ospita. New York. Perché è della Maratona di New York che vi parliamo oggi, svoltasi per il 40mo anno consecutivo (eccezion fatta per l’anno di Uragano Sandy) la prima domenica di novembre, quando anche gli alberi newyorchesi si vestono a festa con i loro bei colori autunnali, lungo il percorso dal Ponte di Verrazano a Central Park.
L’edizione 2016 ha visto il trionfo dei record targati Human Tecar: vincitrice fra le donne, una strepitosa Mary Keitany, trentaquattrenne keniota della scuderia di Gianni Demadonna che, nonostante un risentimento scapolare la sera prima della competizione, ha fatto una corsa incredibile, raggiungendo la sua terza vittoria consecutiva alla New York Marathon in 2 ore, 24 minuti e 26 secondi, dopo essersi staccata dal gruppo già al decimo miglio ed aver corso in solitaria più della metà del percorso. Una bella soddisfazione per questa nostra cara amica, la seconda donna più veloce della storia, che è stata seguita assiduamente da Human Tecar sia durante gli allenamenti in patria che a New York, dove, il giorno prima della competizione, ha ricevuto tre trattamenti (uno di recupero generale, uno di preparazione alla gara ed uno, la sera alle ore 20, specificamente antalgico per schiena e braccia).
Primo fra gli uomini e il più giovane che abbia mai vinto la New York Marathon, anch’egli seguito dalla nostra metodologia, è stato il ventenne eritreo, Ghirmay Ghebreslassie, il cui manager è un altro nostro amico storico, Jos Hermens. Oltre ai trattamenti durante l’anno, Ghirmay ha avuto due trattamenti Human Tecar il giorno prima della gara – uno di recupero generale e uno per un dolore al tallone, che ovviamente si è risolto rapidamente, permettendogli il terzo miglior tempo di sempre a New York, 2:07:51. Secondo fra gli uomini, anch’egli un habitué del metodo di Human Tecar, trattato due volte il giorno prima della gara (recupero generale e preparazione), è stato il keniota Lucas Rotich (manager: Michel Boeting), con il tempo di 2:08:53.
Se a tutto questo aggiungiamo che l’hospitality Human Tecar ha visto anche la presenza di Meb Keflezighi, l’inossidabile campione, passato a salutarci (grande amico di Mario Scerri, a 41 anni è ancora impegnato ad altissimi livelli) e di due piloti delle Frecce Tricolori – Stefano Centioni e Luca Pacitto – che hanno corso la maratona a livello amatoriale e richiesto i nostri trattamenti (li conoscono bene, vista la partnership fra Human Tecar e la Pattuglia Acrobatica Nazionale), possiamo ben dire che Human Tecar “went the extra mile” alla Maratona newyorchese.
Come dire, ha dato quel qualcosa in più che fa la differenza.
Se non si chiama Human Tecar, non darà mai i benefici di Human Tecar.