Fino alla fine del sogno: la Dakar di Philippe Croizon (e il tifo di Human Tecar)

5 marzo 1994: un giovane papà sta per traslocare.  È in arrivo il suo secondo figlio, c’è bisogno di una casa più grande.  Siamo a Châtellerault, una cittadina nel cuore della Francia.  Nel cuore della “normalità” della provincia francese; della “normalità” tout court.  Il ventiseienne Philippe è un operaio metallurgico, decide di smontare l’antenna di casa senza ricorrere ad aiuti esterni.  Basta una scala d’acciaio, pochi minuti di lavoro.  Dal tetto, vede la moglie e il piccolo Jérémy – sette anni – che seguono i suoi progressi.  È tranquillo.  Nulla fa presagire che la sua vita stia per cambiare per sempre.

18 settembre 2010: un uomo di 42 anni attraversa la Manica a nuoto, da Folkestone, in Inghilterra, a Capo Gris-Nez sulla costa francese.  Impiega 13 ore e 26 minuti; tre delfini lo accompagnano per un tratto del percorso.  Non c’è nulla di “normale” nella traversata, nelle acque gelide percorse da correnti fortissime, nell’approdo in piena notte, sugli scogli; in un’impresa che pochissimi al mondo hanno portato a termine – uno soltanto privo di gambe e di braccia.  Uno soltanto capace di volare senza ali, di porsi sempre nuove sfide, intraprendere missioni impossibili e renderle possibili, dire al mondo, a tutti noi, che “nulla è impossibile” se la vogliamo sino in fondo, se ci prepariamo, ci alleniamo, senza mai fermarci, lavorando sodo per giorni, mesi, anni.  Philippe – perché sempre di Philippe si tratta: Philippe che quel giorno di marzo di sedici anni prima, ha visto carbonizzato gran parte del suo corpo su quel tetto, attraversato da una corrente elettrica di 20.000 volt – non sapeva nuotare.  Ha imparato a farlo e a farlo senz’arti, ha dedicato due anni a fare quasi settemila chilometri a nuoto, 35 ore la settimana, 280 chilometri al mese, con l’aiuto di protesi speciali, affiancato dalla Gendarmerie Maritime di La Rochelle che fa il tifo per lui.

Tutto il mondo fa il tifo per Philippe, che vuole andare fino in fondo dei sogni e di sogni ne ha tanti, per sé e per chi, come lui, conosce la sofferenza e non vuole essere compatito.  “Non sono un super-eroe.  Sono qualcuno che lavora duramente.  Sono persuaso che ciascuno abbia in sé una grande forza, un’inesauribile energia che reagisce alle difficoltà.  Solo che questa forza sonnecchia sotto la coltre asettica e indifferente della vita quotidiana.” In questo, noi di Human Tecar che lo affianchiamo nelle sfide continue – fisiche e psicologiche – siamo d’accordo da sempre, poiché da sempre andiamo predicando che l’organismo umano, il più “normale” e ordinario come quello di un atleta e di un paratleta, ha in sé enormi risorse energetiche che vanno risvegliate e stimolate dall’interno.

Dopo la Manica, arrivano nuove prove.  L’ultima, appena compiuta, è quella del rally Parigi-Dakar 2017, 8800 chilometri in condizioni durissime, spesso ad oltre 4000 metri di altitudine, dal Paraguay all’Argentina, passando per la Bolivia.  Una BMW adattata su misura per lui, Philippe, che può guidarla tramite una sorta di joystick collegato al moncherino del braccio destro, ed una leva azionata con il moncherino del braccio sinistro, accanto al suo navigatore, Cédric Duplé, a formare uno dei due team di Yves Tartarin, veterano della Dakar che crede in lui.  Come crede in lui il co-finanziatore (duplice vincitore Dakar del passato) Nasser al-Attiyah. Come gli sponsor che si sono ‘coalizzati’ perché Philippe potesse avere un fisioterapista (Frédéric Bécart, che vedete nelle foto) a seguirlo nell’impresa: oltre a noi di Human Tecar, il nostro distributore francese Élite Medicale Promokiné con la titolare, Catherine Legrand, ITMP (Institut de Formation en Thérapie Manuelle), CEERF (Institut de Formation en Masso-Kinésithérapie) e KAS (Assistance en Kinésithérapie Sportive).

Il rally Dakar, come sempre, è quanto di più duro e difficile si possa immaginare.  Due settimane d’inferno.  Ma Philippe, la sua discesa agli inferi, l’ha compiuta tanti anni prima.  54 soltanto delle 79 auto partite dal Paraguay vedranno Buenos Aires.  Quella di Philippe è tra queste.

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